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25 Maggio 12 | 12:44

Pensare e costruire accessibile. Questa, in estrema sintesi,un’incisiva definizione di Universal Design, tema affrontato mercoledì 23 maggio all’Ordine Architetti Varese dagli architetti Elena Brusa Pasquè e Tommaso Empler e dall’Avvocato Giuseppe Rusconi.

Diventare più sensibili, mettendosi nei panni degli altri è il presupposto da cui non solo gli architetti, ma tutte le persone dovrebbero partire prima di realizzare qualsiasi tipo di progetto. Ne è profondamente convinta l’architetto Elena Brusa Pasquè che, in apertura della conferenza, ha offerto ai numerosi presenti una profonda riflessione sull’importanza della cultura dell’accoglienza, fondata su un pensiero allargato, non solo ai normodotati, ma anche ai ‘divers-abilitati’, una consuetudine che dovrebbe essere applicata in tutti i campi. Ed in particolare, nell’architettura. Citando Serena Omodeo Salé, Elena Brusa Pasquè afferma che “progettare e costruire sono atti che comportano l’implicita responsabilità di non innescare meccanismi che si ritorcano contro le esigenze umane”. Questo significa progettare riferendosi non solo alle dimensioni fisiche dell’essere umano normodotato, ma pensando all’intera umanità. Una riflessione che si realizza con l’Universal design: basato sui principi di equità dell’utilizzo, flessibilità nell’uso, utilizzo semplice e intuitivo, informazione percepibile, tolleranza per l’errore, minimo sforzo fisico, spazio e dimensione per l’approccio e l’uso, l’Universal Design si propone di mettere la creatività al servizio dell’architettura accessibile.

 


 


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